Sul concetto di tragedia

di Maurizio Carlo Luigi Vitale

Prima nazionale: 26 aprile 2020 Teatro Lucia Gianì

Sinossi

Una ragazza chiusa in una piccola e disadorna camera, vive leggendo libri, ascoltando musica, parlando attraverso una parete con la sua ospite, una donna che vive la camera accanto alla sua. Non esce mai dalla sua stanza, rifiuta il contatto con le altre persone, l’unica altra figura umana che è disposta ad incontrare è la sua ospite, la donna della stanza accanto. Inventa storie su come passerebbe il tempo se potesse, o meglio, volesse uscire. Anela incontrare l’altra donna. Ricorda nelle sue chiacchierate la sua vita immediatamente precedente, operaia qualificata in una fabbrica di orologi. Una ragazza del radio, addetta cioè a disegnare a mano sui quadranti, con vernice radioattiva, quei segni che permettevano agli orologi di mostrare l’ora anche al buio. Ricorda le sue amiche, ammalatesi gravemente della malattia dalla quale lei sfugge, la sifilide, il morbo per il quale ora lei è costretta ad una forzata clausura. Nutrita attraverso un montavivande dove appaiono quasi magicamente le sue richieste di cibo e bevande la ragazza subisce occasionalmente, non senza sofferenza, la visita di una strana cameriera infermeria che ad ogni visita le lascia sempre maggiori segni di afflizione. Riceve inaspettata anche la visita della madre, morta vent’anni prima e mai veramente riconosciuta, che la pressa affinché abbandoni quel luogo e torni alla realtà.

Immersa in una realtà onirica dove il tempo non ha più senso, Tu concepisci il tempo come una linea temporale, invece dovresti vederlo come un plasma all’interno del quale…”. La ragazza, che non ha nome come non hanno nome la madre e la donna della stanza accanto, vive esperienze di un realtà surrogata, creata ad hoc per sfuggire alla realtà della vita, al dolore che ne è il metronomo, Solo il dolore ti dà la conferma dell’esistenza, questo privilegio non spetta nemmeno all’amore.”  Sforzandosi di credere che la sua vita attuale abbia un senso compiuto si interroga sul concetto di realtà, sull’esperienza sensoriale, sull’amore. Sfuggendo ad una realtà tragica senza via d’uscita, sfuggendo al dolore si interroga sul concetto stesso di realtà.

  1. M.C. L. Vitale


Le ragazze del radio

Le ragazze del radio (in inglese: Radium Girls) furono un gruppo di operaie che subirono un grave avvelenamento da radiazioni di radio, contenuto nella vernice radioluminescente utilizzata come pittura per quadranti nella fabbrica di orologi della United States Radium Corporation (azienda fondata nel 1914 dal medico ucraino Sabin Arnold von Sochocky e il collega George S. Willis) nella cittadina di Orange, nel New Jersey (Stati Uniti), intorno al 1917.

Le donne, a cui era stato raccontato che la vernice era innocua, ingerirono quantità mortali di radio quando leccavano i pennelli per dare loro una punta fine; alcune di esse utilizzarono tale sostanza anche per decorarsi le unghie e i denti. Le morti misteriose vennero spesso imputate alla sifilide per minare la reputazione delle donne e molti medici e dentisti inspiegabilmente collaborarono con la campagna di disinformazione della potente società. Cinque donne citarono in giudizio il loro datore di lavoro: a seguito di questo processo, fu stabilito il diritto dei singoli lavoratori che contraggono malattie professionali a citare in giudizio i loro datori di lavoro.

La US Radium Corporation assunse circa 70 donne per diverse attività, tra cui la gestione del radio, mentre i proprietari e gli scienziati (che avevano familiarità con gli effetti del radio) evitarono accuratamente ogni esposizione essi stessi: i chimici che lavoravano presso l'impianto utilizzavano ad esempio schermi di piombo, maschere e tenaglie. La US Radium aveva addirittura distribuito letteratura per la comunità medica che descriveva gli "effetti pregiudizievoli" del radio.

Si stima che circa 4.000 lavoratori furono assunti da aziende negli Stati Uniti e in Canada per dipingere i quadranti degli orologi con il radio. Essi mescolavano colla, acqua e radio in polvere e poi usavano pennelli di pelo di cammello per applicare la vernice luminosa sui quadranti. L'allora retribuzione era di circa un centesimo e mezzo per ogni pezzo (equivalenti a 0,276 dollari nel 2014) per la pittura di 250 quadranti al giorno. I pennelli tuttavia perdevano la forma dopo pochi colpi: per tale motivo gli addetti al controllo di produzione della US Radium Corporation incoraggiavano gli operai ad umettare con le labbra i pennelli per appuntirli, o ad utilizzare la lingua per tenerli taglienti.

Per divertimento, le ragazze del radio si dipingevano le unghie, i denti, la faccia ed i vestiti da sera con la vernice mortale prodotta in fabbrica. Molti dei lavoratori si ammalarono e non è noto quanti di essi morirono per l'esposizione alle radiazioni.

Figlio dell'industriale Alexander Byers, Eben Byers cominciò a giocare a golf a livello amatoriale. Nel 1900 cominciò a qualificarsi per l'U.S. Amateur e raggiunse i migliori piazzamenti nel 1902, 1903 arrivando secondo e vincendoli nel 1906.

Nel 1927 mentre tornava in treno dal Connecticut dopo la partita di college football tra Harvard e Yale, cadde dalla cuccetta del vagone letto e si ferì al braccio. Continuò ad avere un forte dolore così il suo medico gli suggerì di assumere il Radithor, una medicina brevettata prodotta dal medico William J. A. Bailey che conteneva acqua distillata con un microcurie di radio 226 e di radio 228.

Byers cominciò a bere tre bottigliette al giorno di Radithor, arrivando ad un consumo totale di quasi 1.400 bottigliette fino all'ottobre del 1930, quando smise di assumere il prodotto: per allora aveva perso quasi tutta la mandibola, e gli si erano sviluppati alcuni ascessi cerebrali causati da fori formatisi nelle ossa craniche, a cui si aggiunsero anche dei tumori. Morì il 3 marzo 1932, a soli 51 anni, dopo due anni di atroci sofferenze al Doctors' Hospital a Manhattan; venne fatta un'autopsia e aperta anche un'inchiesta penale, che portò poi al ritiro del commercio del Radithor. Venne sepolto il giorno dopo nel cimitero di Allegheny a Pittsburgh, Pennsylvania, in una bara rivestita di piombo per evitare qualunque contaminazione radioattiva.